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Rockstar, madre e sirena: i volti di Valentina Bellè

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Rockstar, madre e sirena: i volti di Valentina Bellè

Una fiction su Rai 2 per l’attrice dopo la moda, I Medici e il ruolo di Dori Ghezzi

Le piacciono le ragazze libere e forti, un po’ come lei. Labbra carnose, occhi da cerbiatto, Valentina Bellè a tratti ricorda la giovanissima Julia Roberts di Fiori d’acciaio. Ha le idee chiare ma confessa di aver combattuto «perché la fragilità devi riconoscerla e conviverci perché è impossibile tenere tutto sotto controllo».

Alta e sottile, è un camaleonte; non a caso a 27 anni ha collezionato ruoli importanti: è stata Dori Ghezzi nel film tv dedicato a Fabrizio De André, si è messa una coda lucente nella serie Sirene, era la studentessa omosessuale in Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini. Poi Una questione privata dei fratelli Taviani, Il permesso, unica presenza femminile nel film con Claudio Amendola e Luca Argentero. È nata a Verona dove torna a trovare la famiglia, ha quattro sorelle e un fratello. «Mamma è tedesca, papà è imprenditore, siamo legatissimi. Sono le prime persone a cui chiedo consigli». Torna in tv nel ruolo di Olivia, madre single di due bambine, pasticciona e spettinata, nella serie Volevo fare la rockstar … E poi ho smesso di Matteo Oleotto (dal 2 ottobre su Rai 2 e su RaiPlay), che rivoluziona il linguaggio della fiction. «Non ci sono mamme perfette e case dove ogni cosa p al suo posto», dice Bellè, «è la storia di una ragazza madre che fa fatica per arrivare alla fine del mese. A sedici anni sognava di diventare rockstar, ma ha dovuto mettere da parte le aspirazioni artistiche. La serie è girata in Friuli, racconta il nord est che fa i conti con la crisi».

Realizzata da Pepito e RaiFiction, Volevo fare la rockstar è ispirata al blog di Valentina Santandrea in cui descrive le difficoltà della sua vita, filtrate con l’ironia. «Quando mi hanno offerto il ruolo di Olivia venivo da un periodo impegnativo, non pensavo di girare una serie lunga. Ma la regia di Oleotto e il fatto che ci fosse Giuseppe Battiston, che è straordinario, mi hanno fatto dire subito sì»

Continua l’attrice. «E poi non avevo mai interpretato ruoli in cui potessi usare il mio accento». Grande la cura dei dettagli nella fiction dai capelli ribelli della protagonista al disordine. «Per me non è così difficile “sporcarmi”, in Sirene ero tutta un boccolo, ma Olivia è vera, non ha tempo per curarsi. Si capisce che non è a proprio agio, che non ha approfondito la sua femminilità. È bello anche quando confessa di avere i peli sulle gambe, buttato lì come succede nella vita. Mi piace che chiami le sue bambine “le brulle”, perché non sono né belle né brutte. È una ragazza che deve badare anche alla madre, Emanuela Grimalda, operaia che combatte con Angela Finocchiaro, proprietaria della fabbrica». Con Battiston formate una coppia buffa: «Si deve molto alla bravura di Giuseppe, allo spirito del rapporto, sganciato da cliché e dagli stereotipi. Raccontiamo i sentimenti, le nuove famiglie e l’Italia che fa fatica, la perdita del lavoro. È uno spaccato della vita».

La carriera di Bellè parte con un passaggio nella moda, poi gli studi di recitazione a New York. «La moda non faceva per me, sono stata per un breve periodo a Milano. Lavorare come modella è un modo abbastanza facile per fare soldi, limitato a quello che è: non era per me, è disumanizzato. Sono partita per New York a diciannove anni per seguire un corso di recitazione, il coraggio è una qualità che penso di avere, anche se a quell’età c’è ingenuità, una passione, un fuoco che poi si perde. Però a New York cammini per strada e capisci che la gente si sente libera, una lezione fondamentale. Devi essere te stessa, non si può vivere pensando al giudizio degli altri». Dalla serie I Medici a Grand hotel, non si è più fermata. «È vero, io e il mio lavoro eravamo la stessa cosa. Ma ho imparato che senza fermarti non puoi crescere: devi portare la vita nel lavoro, riempirti di esperienze perché non puoi vivere solo coi personaggi. Ho bisogno di imparare da registi che mi aiutino a crescere. Adesso sto pensando a cosa significhi Roma per me. È la base per il lavoro ma l’ho molto ridimensionata, è rischiosa. Ho paura di finire in un circolo autoreferenziale, invece bisogna aprirsi».

Che rapporto hai con la bellezza? «Non sono perfetta», dice sorridendo, «e ne sono molto contenta; “la bellezza strana» è un dono che mi ha aiutato nei ruoli. Nessuno mi inquadrava, una volta ero la sirena seducente, un’altra la ragazza omosessuale un po’ scura, la bionda che ha interpretato Dori Ghezzi. Un modello? «Mi piacciono le attrici interessanti come Frances McDormand, ma la mia preferita, anche come donna, è Meryl Streep. Straordinaria in tutto, carriera e famiglia. Non so cosa darei per andare a cena con lei e chiederle come ha fatto».

di Silvia Fumarola, 20 agosto 2019